Mostra dedicata alla città di Napoli e alla sua canzone

Emilio Isgrò
“Canto Napoli”
Curatore: Eike Schmidt – Direttore del Museo e Real Bosco di Capodimonte
Sino al 29 settembre 2026

Emilio Isgrò (Barcellona Pozzo di Gotto, 1937), artista concettuale e pittore, poeta, autore, drammaturgo e regista.
Fin dagli anni Sessanta, Emilio Isgrò
- fa della Cancellatura un gesto poetico, critico e politico; per “evidenziare” l’abisso della memoria, i labirinti del sapere e i significati precari del vivere.

Ma non cancella tutto e ciò che resta lo esalta; per affascinare l’attento ammiratore.
Cancella con le sue righe nere; dai Promessi Sposi alla Bibbia, dall’Odissea alla Costituzione italiana, sino all’Enciclica Laudato si’, inaugurata con Papa Francesco.
Il maestro mette sotto la lente di ingrandimento anche la Canzone Napoletana e ne cancella le righe.
Fu molto apprezzato anche dal grande critico d’arte Philippe Daverio.
Le venticinque canzoni scelte spaziano da ‘O sole mio (versi di Giovanni Capurro e musica Eduardo Di Capua e Alfredo Mazzucchi, 1898) nella duplice versione chiara e scura, a Voce ‘e notte di Edoardo Nicolardi ed Ernesto De Curtis (1904) e a Reginella (scritta nel 1917 da Libero Bovio), passando per Maruzzella di Renato Carosone (1954), fino a Resta cu’mme con musica di Domenico Modugno (1957) che scriverà anche Tu si’ na cosa grande (1964) e all’ormai classica Napul’è di Pino Daniele (1977). Passando per tanti brani immortali o comunque popolarissimi: Te voglio bene assaje (1839 testo di Raffaele Sacco, musica attribuita a Donizetti), Funiculì funiculà (1880 testo di Peppino Turco, musica di Luigi Denza), Torna a Surriento, (1894 di G. De Curtis), I’ te vurria vasà, (1900 di Russo-di Capua), Comme facette mammeta (1906 di Capaldo-Gambardella), Ninì Tirabusciò (1911 di Califano-Gambardella), ‘O surdato ‘nnammurato (1915 di Califano – Cannio), Santa Lucia e Santa Lucia luntana (1919 di E.A. Mario), Scalinatella (1948 di Buonagura-Cioffi), Anema e core (1950 di Tito Manlio – D’Esposito), Luna Rossa (1950 di De Crescenzo-Vian), Malafemmena (1951, A. De Curtis in arte Totò), Guaglione (1956 di Nisa a Fanciulli), Nun è peccato (di Ugo Calise successo anni ‘60 di Peppino di Capri), A Canzuncella (1977 di Paolo Morelli degli Alunni del Sole).
Accanto alle scritture musicali riarrangiate da Isgrò, trovano posto tre lavori a tutto tondo: due mandolini e una chitarra classica a dimensione reale, attraversati dagli stessi insetti che popolano le opere bidimensionali.
INFORMAZIONI SULLA MOSTRA
Via Lucio Amelio 2 – Napoli
Ingresso gratuito compreso nel biglietto del museo.
Apertura tutti i giorni tranne il mercoledì
Nei giorni feriali dalle 8.30 alle 17.00 (ultimo ingresso alle 16.30) nei giorni festivi dalle ore 8.30 alle 19.30 (ultimo ingresso alle 18.30)