Una donna che ebbe fama di possedere l’eterna giovinezza – come?
Ma anche intelligenza politica.
Ispirò anche un romanzo di Dumas
Il romanzo Le due Diane, fu pubblicato nel 1846-47 sotto il nome di Alessandro Dumas e, nel 1865, se ne fece anche una riduzione teatrale, sempre firmata da Dumas e dal suo amico e scrittore Paul Meurice; in realtà pare che per l’opera teatrale Dumas diede solo il nome.
Diana di Poitiers è una di quelle figure storiche che sembrano uscite da un romanzo: una giovane nobildonna, un matrimonio combinato; appena sedicenne sposò Luigi II di Brezé, gran maniscalco di Normandia.

La vedovanza precoce, 1533, e l’ascesa alla corte più potente d’Europa per la sua storia d’amore con un re molto più giovane e la caduta dopo la sua morte, sono gli elementi più importanti per comprendere la vita e le capacità di questa donna.
Infatti, dietro la leggenda, c’era una personalità femminile di notevole intelligenza politica e amministrativa.
Diana di Poitiers (Saint-Vallier, 9 gennaio 1500 – Anet, 25 aprile 1566), nobildonna francese, contessa di Saint-Vallier, duchessa d’Étampes, duchessa di Valentinois e
- favorita ufficiale del re Enrico II di Francia; di 19 anni più giovane di lei, su di lui esercitò una grande influenza.
Curiosità poco nota:
quando fu aperta la sua tomba nel XX secolo, gli studiosi analizzarono i suoi resti e scoprirono una concentrazione insolitamente elevata di oro nei capelli e nelle ossa.
Questo ha portato all’ipotesi che assumesse preparati contenenti oro, una sorta di elisir di giovinezza molto apprezzato da alcuni nobili e alchimisti del Rinascimento.
Alcuni ricercatori hanno persino suggerito che tale pratica possa aver contribuito al suo deterioramento fisico negli ultimi anni di vita. È uno di quei casi in cui storia, medicina e leggenda si incontrano.
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Un aspetto che trovo particolarmente interessante è il rapporto con Caterina de’ Medici. Solo la tradizione popolare le dipinge come rivali feroci, ma la realtà fu più complessa.
Diane de Poitiers, formalmente, rimase sempre in ottimi rapporti con la legittima consorte del re, Caterina de’ Medici.
Per anni Caterina tollerò la presenza di Diana; perché comprendeva quanto fosse importante per il re Enrico II di Francia.
Solo dopo la morte del sovrano, Caterina de’ Madici poté finalmente affermare il proprio potere e relegare Diana lontano dalla corte.
- Infatti, dopo aver taciuto per lunghi anni, non solo la scacciò dalla corte, ma la costrinse a restituire le gioie della corona e il castello di Chenonceau.
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Diana fu
- considerata un modello di eleganza e bellezza ben oltre i sessant’anni, un’età molto avanzata per l’epoca. I cronisti raccontano che
- cavalcava quasi ogni giorno e che
- amava i bagni freddi, abitudini che contribuirono alla sua
- fama di eterna giovinezza.
Nella gestione politica non era sola, ma si avvaleva di importanti pareri come quelli di:
- Montmorency (che protesse i suoi amori col delfino),
- del maresciallo di Saint-André e
- del cardinale Carlo di Guisa, fratello del duca d’Aumale, cui maritò la seconda figlia.
- Diresse personalmente la lotta nel Poitou contro i seguaci della Riforma e
- promosse cruente persecuzioni (alcuni contestano le fonti di queste sue influenze religiose e non solo).
- Tuttavia, mai trascurò la sua bellezza, ed
- organizzò favolosi balli, tornei, partite di caccia per il suo amante re di Francia.
- Protesse gli artisti, che
- costruirono per lei il fastoso castello di Anet (dove Diana si ritirò e morì; scacciata da Caterina de Medici dopo la morte del re) e
- decorarono quello di Chenonceau.
- Jean Goujon, ritrasse la bella figura di Dina de Poitiers nella famosa Diana cacciatrice, ora al Louvre;
- Du Bellay, Ronsard, Pelletier la celebrarono nei loro canti, e de Thou le rese omaggio nella sua storia.
Per approfondire:
Diane de Poitiers di Ivan Cloulas (Fayard, 1997).
Diane de Poitiers di Didier Le Fur (Perrin, 2022).
Le vicende di Diana di Poitiers sono state raccontate, oltre che nelle “Due Diane”, in diversi film come: Diane De Poitiers (1956, interpretata da Lana Turner, regia di David Miller), serie televisive (2022, Isabelle Adjani) e puntate in serie di ispirazione storica, prevalentemente per la TV francese.
Portano il suo nome una rosa ed una specialità gastronomica.

