Un’infanzia di abusi e disturbi psichici – un freddo racconto dell’orrore.
Christa Pike – nel braccio della morte tutta una vita – è sopravvissuta a due iniezioni letali negli USA.
Si riapre l’interrogativo sulla pena di morte e gli Stati Uniti tornano a parlarne, dopo anni di numerose esecuzioni.
Amnesty International e le Nazioni Unite ricordano che oltre due terzi dei Paesi del mondo hanno abolito la pena capitale.
La condannata a morte Christa Pike, era stata ripetutamente violentata da piccola, ma di questo non se ne fece cenno quando la condananrono a morte, 32 anni fa!
Si chiama Christa Pik e fu condannata alla pena capitale nel 1996, per un (crudele) omicidio commesso quando aveva appena 18 anni.
Un crudele balletto di si e no subito prima della condanna.
L’iniezione letale è stata sospesa meno di un’ora prima dell’esecuzione, poi la Corte Suprema degli Stati Uniti ha dato il permesso per ucciderla, questo è successo in un penitenziario del Tennessee.
L’avvocato annuncia: “È viva ma in condizioni gravi” e domanda al governatore Bill Lee, la commutazione della pena in ergastolo, ma il governatore ha già negato una volta questa possibilità.
I medici ritengono molto probabile che abbia riportato danni cerebrali permanenti dovuti all’overdose chimica (pentobarbital) e all’ipossia.
Gli avvocati della Pike, hanno gà depositato un’istanza urgente alla Corte suprema e ad altri tribunali per interrompere l’esecuzione, perché questa donna sta subendo un'”agonia non necessaria”, in violazione del diritto a non essere sottoposta a punizioni crudeli e inusuali.
La Pike fu condannata alla pena capitale nel 1996, per un omicidio commesso quando aveva appena 18 anni.
L’omicidio fu commesso, coinvolgendo altri due giovani, perché la giovane donne riteneva che l’amica le avesse sottratto il fidanzato. Sul corpo della vittima, la Pike incise un pentagramma. Quest’ultimo fatto, la brutalità del delitto e la giovane età dei protagonisti, alimentò la paura collettiva per presunti “culti satanici” che attraversava gli Stati Uniti tra gli anni Ottanta e Novanta.
Il fidanzato della Pike, Tadaryl Shipp, minorenne all’epoca dei fatti, ricevette l’ergastolo con possibilità di liberazione condizionale. La terza ragazza coinvolta, testimoniò contro gli altri due, ed ottenne uno sconto di pena.
La disparità di trattamento penale, è uno dei punti su cui la difesa insiste da decenni: Pike è stata l’unica a finire nel braccio della morte.
Nella petizione di clemanza, la condannata aveva scritto: “Ero una ragazza di 18 anni, malata di mente. Mi ci sono voluti anni persino per capire la gravità di quello che avevo fatto. Ancora di più per accettare quante vite avessi colpito. Ho tolto la vita alla figlia, alla sorella, all’amica di qualcuno. Ora mi fa star male pensare di aver avuto la capacità di commettere un crimine simile”.
Prima della doppia iniezione letale, la Pike aveva chiesto che gli addetti alla procedura fossero solo donne; per non ricordare i traumi legati alle violenze subite da uomini durante l’infanzia.
Gli avvocati hanno parlato di:
- violenze fisiche e sessuali sistematiche,
- di stupri a partire dalla prima infanzia
- nella petizione citano almeno due stupri a 11 e 17 anni
- di trascuratezza e di danni cerebrali precoci.
- In seguito le sono stati diagnosticati un disturbo bipolare e un disturbo post-traumatico da stress.
Negli Stati Uniti la pena di morte resta in vigore a livello federale e in 27 Stati su 50, ma le pene capitali si concentrano in un numero ristretto di giurisdizioni del Sud e del Midwest.
Il Tennessee non metteva a morte una donna da almeno due secoli.
La Pike, nel 2001, era stata condannata anche per tentato omicidio di primo grado dopo un’aggressione a un’altra detenuta, ed è rimasta in un regime di isolamento quasi totale sino a poco prima dell’esecuzione.
La grande maggioranza delle esecuzioni di codanne a morte documentate si concentra in:
- Cina, Iran, Arabia Saudita, Somalia e Corea del Nord.
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