Mostre a Merano – Kunsthaus – “Animacies”

La Kunsthaus di Merano presenta “Animacies”, un progetto espositivo che esplora

  • come le relazioni tra Europa e Asia possano essere ripensate da nuove prospettive.

Animacies
The Invention of Europe YEAR 3

A cura di Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi
14 giugno – 11 ottobre 2026

Jennifer Tee, Tao Magic; Tampan Ship of Souls #3, 2023
Courtesy the artist. Foto Ivo Corrà

Artisti e artiste: Bekhbaatar Enkhtur, Shivanjani Lal, Chathuri Nissansala, Elia Nurvista, Ashfika Rahman, Jennifer Tee, Mai Ling.
La Kunsthaus di Merano presenta, dal 14 giugno all’11 ottobre 2026, il progetto espositivo collettivo Animacies che,

  • attraverso installazioni, pittura, scultura e fotografia, ripensa alle relazioni tra Europa e Asia
  • decostruendo criticamente sistemi di lettura di matrice occidentale e coloniale.
Chathuri Nissansala, Worker lying on the back, Don’t sail in the slave island, Nurse with an Infant, 2026Courtesy the artist. Foto Ivo Corrà

La mostra propone una serie di opere di artisti e artiste provenienti da contesti spesso marginalizzati nella narrazione occidentale dell’Asia, come ad esempio Bangladesh, Indonesia, Mongolia, Filippine o Isole Figi.

In particolare, Animacies intende guardare criticamente a forme di contrapposizioni binarie, come quella

  • tra animato e inanimato o tra soggetto e oggetto.
Elia Nurvista, The Route, 2024. Courtesy the artist; Bekhbaatar Enkhtur, 15 Faces. Bekhbaatar Enkhtur, 15 Faces (2024-in corso)

Anche il titolo proposto,

  • difficilmente traducibile in italiano e in tedesco,
  • rimanda a questa problematizzazione: teorizzato nel 2012 dalla teorica queer sinoamericana Mel Y. Chen (Animacies: Biopolitics, Racial Mattering, and Queer Affect)
  • il termine descrive una “capacità di agire, consapevolezza, mobilità e vitalità” comune a diverse entità.

Partendo da questo concetto, Chen mostra

  • come la materia – spesso considerata insensibile, immobile o “morta” – influenzi in maniera significativa la vita culturale, le relazioni sociali e le strutture di potere.

Mettere in discussione la fragile divisione tra animato e inanimato permette di sfidare gerarchie consolidate, aprendo a concezioni in cui soggetti, oggetti, esseri umani e animali sono parte di relazioni dinamiche.

Animacies diviene così

  • uno strumento per osservare ingiustizie, discriminazioni e relazioni di potere, anche in contesti apparentemente neutri.

Le opere in mostra declinano Animacies in modi differenti, mostrando come tessuti, piante o alimenti possano porsi come agenti di memoria, trasformazione e relazione, esplorando la potenza culturale e politica, ma anche simbolica e spirituale, della materia.

Il percorso espositivo si apre con i lavori di Shivanjani Lal (1982, Figi; vive a Sydney). Tessuti e oggetti quotidiani diventano veicoli per rievocare le storie dei “Girmitiya”, lavoratori e lavoratrici deportati dall’India durante l’Ottocento e l’inizio del Novecento verso colonie come le Mauritius, i Caraibi e le Isole Figi, suo luogo di nascita. Nell’installazione esposta, Mere Porvaj [I Am Remembering] (2024) l’artista

  • ricorda in particolare il lavoro – spesso dimenticato – delle donne, aprendo una riflessione sulla memoria e su chi ha il diritto di ricordare e di essere ricordato.

Proseguendo, si incontrano elementi vegetali proposti in qualità di forze attive capaci di connettere corpi, culture e memorie. In particolare, l’installazione

  • Not Your Ornament (2023) e il video Becoming Stickiness (2023) del collettivo Mai Ling (fondato a Vienna nel 2019) sfidano gli stereotipi razzisti e sessisti occidentali sulla femminilità asiatica, spesso ridotta a “oggetto decorativo”.

Al centro dei lavori c’è il kudzu, pianta originaria dell’Asia orientale e sudorientale, usata tradizionalmente in ambito tessile, alimentare e medico.

Introdotta alla fine del XIX secolo negli Stati Uniti e in Europa come ornamento, è oggi considerata infestante nella maggior parte del mondo occidentale.

Mai Ling celebra le qualità trasformative, adesive e resilienti del kudzu, adottandolo come agente di connessione tra storie migratorie e atti di cura collettiva e invitando il pubblico a ripensare le narrazioni imposte.

Chathuri Nissansala (1983, Colombo; vive ad Amsterdam) è presente con tre nuove opere, che si integrano in un’unica installazione ambientale. Nella sua pratica l’artista costruisce un quadro di narrazioni legate al

  • trauma intergenerazionale, alla violenza coloniale ed etnografica e alle questioni di identità di genere, con particolare riferimento alla storia dello Sri Lanka e alle sue eredità conflittuali. Chathuri Nissansala realizza anche una performance in occasione dell’inaugurazione di Animacies.

Nei lavori di Jennifer Tee (1973, Arnhem; vive ad Amsterdam), presente in mostra con sculture, installazioni e collage, le piante tornano a ricoprire un ruolo centrale. Ad esempio, nella serie Tampan Tulips (2023),

  • l’artista trasforma petali di tulipano in tessuti simbolici. I petali richiamano la storia del fiore,
  • originario dell’Asia centrale e divenuto icona dei Paesi Bassi dal XVII secolo, e si combinano con i motivi dei tessuti cerimoniali indonesiani “Tampan”, che spesso raffigurano navi trasformate in alberi della vita, simboli del viaggio dell’anima.

La nave e il tulipano richiamano anche il percorso migratorio della famiglia di Tee, arrivata in Olanda dall’Indonesia via mare negli anni Cinquanta, unendo memoria collettiva e personale.

Al terzo piano della Kunsthaus incontriamo l’installazione Redeem (2020–in corso) di Ashfika Rahman (1988, Dhaka, dove vive attualmente), un grande ricamo su tessuto. Rielaborando fonti riprese da archivi storici, la pratica di Rahman punta a

  • dare voce alle comunità marginalizzate nel Bangladesh. In particolare, questa serie nasce da un progetto collaborativo che esplora le conversioni religiose nelle comunità indigene Santal e Oraon.

L’opera combina ricamo, materiali raccolti sul posto e simboli cromatici per raccontare storie di appartenenza, trasformazione e relazioni complesse all’interno di queste comunità.

Le sculture zoomorfe della serie nella 15 Faces (2024-in corso) di Bekhbaatar Enkhtur (1994, Ulaanbaatar; vive a Torino) sono ispirate a miti e tradizioni del suo paese d’origine, la Mongolia. Come raccontato dall’artista stesso, la radice di numerose sue opere è nel ricordo d’infanzia di

  • un piccolo altare familiare dedicato a una divinità: “Questa esperienza” – ha affermato – “ha acceso in me
  • una riflessione profonda su come, in quel contesto, una semplice scultura potesse essere trattata come un essere vivente, dotato di un’anima”.

Il percorso espositivo si conclude con un’opera realizzata a partire da un prodotto vegetale molto comune, ampiamente diffuso anche nella distribuzione locale e spesso presente nella nostra alimentazione: l’olio di palma. Il murales site-specific di Elia Nurvista (1983, Yogyakarta; vive tra Yogyakarta e Berlino) – che rientra nella serie in corso dal 2020 Long Hanging Fruits –

  • parte dalla storia coloniale di questo alimento (la palma da olio, proveniente dall’Africa, venne introdotta in Indonesia dai colonizzatori olandesi), per raccontare
  • le conseguenze devastanti, sia in termini sociali che ecologici,
  • della sua coltivazione industriale.

In tutte le opere esposte, la materia non è quindi mai qualcosa di passivo, ma una forza che agisce, rievoca, trasforma. Animacies propone uno sguardo plurale e relazionale, assumendola come strumento critico per ripensare la storia e la contemporaneità.

Animacies apre la terza e ultima annualità del programma triennale The Invention of Europe. A Tricontinental Narrative (2024–2027), curato per la Kunsthaus da Lucrezia Cippitelli e Simone Frangi, che si confronta criticamente con la concezione monolitica dell’Europa e ne mette in discussione le narrazioni consolidate.

La partecipazione di Jennifer Tee è sostenuta dall’Ambasciata e Consolato Generale del Regno dei Paesi Bassi.

INFORMAZIONI AL PUBBLICO
Animacies
14 giugno – 11 ottobre 2026
Kunst Meran Merano Arte, Merano
via Portici 163

Orari di apertura:
Mar 10–18h
Mer 10–18h
Gio 10–20h
Ven 10–18h
Sab 10–18h
Dom e festivi 11–18h

Biografie curatori

Lucrezia Cippitelli (Roma, 1974), Ph.D, ricercatrice e curatrice, co-direttrice di Arthub. Recentemente è stata direttore artistico di Ateliers Picha (Repubblica Democratica del Congo, 2019-2022), il programma educativo a lungo termine e site-specific di Picha (l’organizzazione guidata da artisti che gestisce la Biennale di Lubumbashi) e curatrice della 7a Biennale di Lubumbashi. Ha curato la Biennale Interactiva (Merida, Messico, 2005 e 2007) e la seconda Biennale di Bucaramanga Desde aqui (Colombia, 2015). La sua ricerca e la sua pratica curatoriale si concentrano sull’educazione radicale, la cultura DIY, la site-specificity e il collettivismo, con particolare attenzione alle epistemologie del Sud globale. Ha diretto l’avvio di un Media Lab a L’Avana (Alamar Express Lab, con Omni Zonafranca, Cuba, e Inventati, Italia, 2005-2007); un laboratorio per la produzione artistica site-specific a Khartoum (Khartoum Art Lab, Sudan, 2010-2012); un Master in Arti Visive presso la Alle School of Arts and Design – Addis Ababa University (2011-2016). È professore di Estetica all’Accademia di Brera, Milano, e ha recentemente curato la mostra Sammy Baloji. K(C)ongo, Frammenti di dialoghi intrecciati. Classificazioni sovversive (Le Gallerie degli Uffizi, Firenze 2022) e Georges Senga, Comment un petit chasseur païen devient prêtre catholique (Museo delle Civiltà, Roma, 2022). Recentemente è stata coautrice del libro Colonialità e Culture Visuali in Italia, Mimesis 2021.

Simone Frangi (Como, 1982) è ricercatore, curatore e critico d’arte. Ha conseguito un Dottorato di ricerca in Filosofia – Estetica e Teoria dell’Arte in co-tutela internazionale presso Université de Bourgogne – Dijon (FR) e Università Degli Studi di Palermo (IT) e un Perfezionamento Filosofico in Teoria Critica della Società presso l’Università degli Studi di Milano – Bicocca. Dal 2013 al 2017 è stato direttore artistico di Viafarini (Milano, IT). Dal 2013 co-dirige con Barbara Boninsegna Live Works – Free School of Performance presso Centrale Fies (Dro, Trento, IT). Con la stessa istituzione ha co-fondato la Agitu Ideo Gudeta Fellowship, sviluppata in dialogo con Mackda Ghebremariam Tesfau’ (Razzismo Brutta Storia) e Justin Randolph Thompson (Black History Month Florence). Dal 2014 co-dirige con Alessandro Castiglioni A Natural Oasis? un programma di training curatoriale nomade nel Mediterraneo, attualmente alla quarta edizione. Dal 2013 è professore di Teoria dell’arte e Cultura Visuale presso l’ESAD – Accademia di Belle Arti e Design di Grenoble (FR), dove ha fondato con Katia Schneller l’Unità di Ricerca “Hospitalité Artistique et Activisme Visuel: pour une Europe diaporique et post-occidentale” (2025 – in corso). Sempre con Katia Schneller ha fondato il Festival des Gestes de la Recherche (alla quarta edizione nel 2023), attualmente ospitato da Le Magasin – Centre National d’Art Contemporain (Grenoble). Nel 2015 è stato uno dei cinque curatori della X edizione del Premio Furla per l’Arte Contemporanea e nel 2016 uno dei dieci curatori della XVI Quadriennale di Roma. Nel 2018 è stato guest curator a Museion, Bolzano (IT) con il progetto Somatechnics. Transparent travelers and obscure no-bodies Nel 2021 è stato uno dei senior curators di School of Waters – MEDITERRANEA19, nel 2022 co-curatore della XXVI edizione del Premio Nazionale Arti Visive Gallarate al MA*GA e nominator del MAXXI BVLGARI PRIZE 2022. Nel 2021 è stato uno dei tutor del programma VERSO della Fondazione Sandretto Re Rebaudengo (Torino, IT) ed è attualmente nel comitato scientifico del progetto europeo DE.a.RE – Deconstruct and Rebuild (2022-2024). Tra le recenti pubblicazioni: Colonialità e Culture Visuali in Italia, co-curato con Lucrezia Cippitelli (Mimesis, 2021) e School of Waters. The Book, co-curato con Alessandro Castiglioni (Archive, 2021).

Kunsthaus Merano
La Kunsthaus Merano è uno spazio di esposizione, mediazione, riflessione e discussione per l’arte contemporanea e l’architettura.
Ponendosi tra le istituzioni attive da più tempo e più dinamiche nel territorio, la Kunsthaus propone un focus sulla produzione artistica e sulla promozione di un dibattito critico, con un forte radicamento locale e uno sguardo aperto al contesto internazionale.
Uno degli scopi che portiamo avanti è quello di contribuire in modo continuativo a una forma di riscrittura della storia dell’arte e della cultura, locale e sovraregionale, basata sull’integrazione tra narrazioni esistenti e prospettive marginalizzate o trascurate, con un’attenzione particolare rivolta a quelle che si collocano al di fuori di canoni occidentali e eteronormativi.
Situata nel cuore di Merano, la Kunsthaus propone un programma articolato in mostre, eventi, progetti educativi e pubblicazioni. Ogni anno vengono prodotte fino a cinque mostre, sviluppate in stretta collaborazione con artisti e artiste, studi di architettura e persone attive nel contesto locale – spesso con produzioni site-specific. La programmazione interdisciplinare, l’attiva attività di mediazione, i programmi di residenza e le collaborazioni locali rendono la Kunsthaus un punto di incontro aperto a un ampio pubblico di tutte le età.
Il nostro obiettivo non è solo quello di esporre opere d’arte, ma costruire insieme ad artiste e artisti, visitatrici e visitatori, uno spazio di esperienza condivisa, sociale, estetica e culturale. In questo modo diamo il nostro apporto nella definizione dell’identità culturale di Merano e sosteniamo lo sviluppo della produzione artistica locale
La Kunsthaus Merano si concepisce come una piattaforma indipendente per la pratica artistica contemporanea, saldamente radicata al territorio e, al contempo, connessa a una rete livello internazionale.

Leave a Reply

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

*