Sciare – ciaspolare – passeggiare dove? Perché non con il confort food della Valle d’Aosta?

RICETTE FACILI DA COPIARE – PER SCALDARSI IN AUTUNNO E IN INVERNO

Servire caldo.

Fonduta Valdostana

Comfort food valdostano

 

da gustare a bordo pista

Fonduta Valdostana

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 Dei tanti modi per difendersi dal freddo pungente dell’inverno, in Valle d’Aosta

  • uno dei più piacevoli passa dalla tavola.

    Seupetta di Cogne

E delle tante cose da raccontare di una destinazione sciistica, accanto a skipass, impianti e chilometri di piste, sono forse proprio le specialità offerte a chi sfreccia sulla neve a rendere l’esperienza degli sport invernali della Regione più alta d’Italia così riconoscibile.

Ricette nate per dare sostanza alle giornate, quando vivere in quota significava fare i conti con inverni lunghi e lavori faticosi.

  • Zuppe,
  • polente,
  • formaggi:

una cucina che ha imparato a fare molto con ciò che la montagna offriva e che conserva, insieme al gusto, il piacere di sedersi a tavola e condividere un pasto. Il comfort food valdostano comincia da qui: ricette familiari, ingredienti sostanziosi e preparazioni alle quali concedere il tempo necessario, durante una pausa sugli sci o una cena in baita.

Zuppe, formaggi, polente e preparazioni che cambiano da una vallata all’altra compongono un repertorio da conoscere poco alla volta, lasciandosi guidare dai menu e dai consigli di chi le cucina.

Una zuppa può raccontare una valle

Pane bianco, Fontina, brodo, burro e una spolverata di cannella: la seupa à la vapelenentse arriva in tavola con la superficie dorata dal passaggio in forno. Originaria della Valpelline, conserva nel nome il legame con il suo territorio e nella ricetta il valore attribuito al pane, da utilizzare anche quando era ormai raffermo. Il pane bianco, un tempo costoso e acquistato soprattutto per anziani e malati, era infatti troppo prezioso per essere sprecato. Nella preparazione della seupa à la vapelenentse

  • la verza serve a insaporire il brodo, senza essere aggiunta agli strati di pane e formaggio.

A Cogne, invece, nella seupetta entra anche il riso, alternato a pane e Fontina e completato dal burro fuso, prima del passaggio in forno. Un ingrediente che racconta una montagna attraversata dagli scambi:

  • il riso, che qui non si coltivava, arrivava in cambio dei prodotti degli alpeggi.
  • La sua lunga conservazione lo rendeva adatto a costituire una riserva per l’inverno. Nella terrina si incontrano così ciò che la valle produceva e ciò che poteva procurarsi attraverso i rapporti con l’esterno

Seupetta di Cogne

La favò, il piatto delle mietitrici

Quello della mietitura è un lavoro duro. In montagna, forse, ancora di più. La favò d’Ozein, ricorda i tempi in cui questa frazione di Aymavilles si presentava come una distesa di campi di fave e grano, orizzonte quotidiano di intere famiglie contadine. Rientrati dalle fatiche della mietitura, trovavano in questa zuppa il conforto di un pasto caldo, schietto e sostanzioso. Un piatto che oggi ritrova il suo posto nelle giornate invernali, quando il freddo mette appetito: nella ricetta si incontrano,

  • pasta,
  • Fontina,
  • pane nero abbrustolito nel burro,
  • salsiccia,
  • pancetta e, naturalmente,
  • le fave come ingrediente principale.

La fonduta, una pausa da prendersi con calma

Alla regina dei formaggi valdostani, la Fontina DOP, è affidato anche il carattere della fonduta valdostana. Qui il formaggio richiede tempo e attenzione:

  • viene lasciato riposare nel latte,
  • poi scaldato lentamente a bagnomaria e lavorato con burro e tuorli,
  • fino a ottenere una crema liscia.
  • Il calore va dosato, mescolando senza mai portare a bollore. Da servire calda, accompagnata da crostini di pane bianco o nero, trova posto anche accanto a patate e polenta: una delle preparazioni in cui il formaggio più rappresentativo della regione esprime tutta la sua ricchezza.

A Gressoney, il gusto ha un’altra lingua

Nella valle del Lys capita che, oltre al formaggio tipico, cambi anche la lingua con cui lo si chiama. È il caso della Toma, chiamata de chésch nelle lingue titsch parlate dai Walser e legata alla vita degli alpeggi dell’area di Gressoney. La sua lavorazione conserva un gesto paziente: il latte viene lasciato riposare per permettere alla panna di affiorare, prima di essere scremato e trasformato in formaggio. Le forme maturano poi su assi di legno, nelle cantine o nelle grotte.

L’eredità della popolazione di origine germanica insediatasi ai piedi del Monte Rosa si ritrova anche negli

  • chnéffléne, piccoli bottoncini di pastella preparati con farina, latte e uova. Cotti in acqua bollente, vengono conditi nella versione tradizionale con abbondante burro nel quale è stata rosolata una cipolla. Fra le altre preparazioni figurano quelle con
  • fonduta e speck: diverse possibilità per conoscere una cucina che conserva l’influenza germanica nei nomi e nelle ricette.

A cena, quando le piste si svuotano

I locali dei comprensori sciistici custodiscono questo patrimonio attraverso menu che affiancano ricette tradizionali e interpretazioni personali. La pausa fra le discese è un’occasione per scoprirle, ma si può anche scegliere di salire appositamente per una cena serale in baita.

In diverse località valdostane, il tragitto si compie con gli impianti di risalita, in motoslitta o a bordo di un gatto delle nevi, secondo i servizi organizzati dalle strutture. La montagna rivela così un altro suo volto: le piste si svuotano, le luci delle baite segnano la rotta e il tempo a tavola si fa più lento. La pagina Cene in quota di LoveVDA raccoglie le proposte di diverse località, con modalità di accesso e contatti per prenotare.

Il caffè che fa il giro della tavola

A fine pasto, il caffè alla valdostana ha ancora un rito da raccontare. Al caffè si aggiungono grappa, zucchero e scorze di arancia e limone; la preparazione viene fiammeggiata, lasciando caramellare lo zucchero sul bordo della coppa, prima di spegnere la fiamma con il coperchio. Dalla coppa dell’amicizia, con i suoi caratteristici beccucci, si beve a turno, passando il recipiente in senso antiorario senza posarlo finché il contenuto non è terminato.

Anche il genepì conserva un legame preciso con l’altitudine: il liquore prende il nome dalle piante aromatiche che crescono spontaneamente oltre i duemila metri e che vengono anche coltivate dagli agricoltori di montagna. Le infiorescenze sono essiccate e lasciate in infusione alcolica prima delle successive lavorazioni. Un profumo d’alta quota che si ritrova anche in dolci e cioccolatini.

La Coppa dell’Amicizia

A chiunque cerchi dove alloggiare in Valle d’Aosta, il portale Booking Valle d’Aosta – strumento per la

  • prenotazione dei soggiorni gestito direttamente dall’Ufficio regionale del Turismo – offre l’elenco delle strutture ricettive della Valle d’Aosta (alberghi, RTA, B&B, agriturismi e appartamenti), con la possibilità di
  • prenotare direttamente online senza intermediari e
  • senza alcun costo di prenotazione, selezionando in base al comprensorio o al tipo di esperienza desiderata.

Tutti i diritti delle immagini, ove non diversamente indicato, vanno all’Archivio Fotografico della Regione Valle d’Aosta

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