PRADA

Mostre a Milano – “Global Antiquity” – Fondazione Prada

LA MOSTRA “GLOBAL ANTIQUITY” APRE ALLA FONDAZIONE PRADA A MILANO

Dalla tomba n. 2, Tumulo Roshava Dragana (Čatalka)1 sec. a.C.Bronzo e ferro
Regional History Museum of Stara Zagora
Courtesy Regional History Museum of Stara Zagora. fOTO: Krasimir Georgiev Helmet mask
From grave No. 2, Roshava Dragana tumulus, Chatalka (Thrace)1st century BC
Bronze and iron Regional History Museum of Stara ZagoraCourtesy Regional History Museum of Stara Zagora. Photo: Krasimir Georgiev

 La mostra “Global Antiquity: Cultural Interactions in Afroeurasian Space 600 BCE–1000 CE” ha aperto al pubblico giovedì 5 novembre 2026, negli spazi di Fondazione Prada a Milano. Il progetto di ricerca, in corso fino al 1 marzo 2027, è curato da Salvatore Settis, Anna Anguissola e Chiara Ballestrazzi, in un allestimento concepito da Rem Koolhaas e AMO/OMA. “Global Antiquity” propone

  • una prospettiva inattesa sulle interazioni tra le culture del Mediterraneo e quelle dell’Asia in un ampio arco cronologico, dal 600 a.C. al 1000 d.C. circa.
Buddha seduto in meditazione
Pakistan II–III sec. d.C.Scisto
63 x 40 cmMUCIV – Museo delle Civiltà, RomaCourtesy MUCIV – Museo delle Civiltà, Roma
Seated Buddha in meditation
Pakistan2nd–3rd century AD
Schist63 x 40 cmMUCIV – Museo delle Civiltà, RomeCourtesy MUCIV – Museo delle Civiltà, Rome

La mostra è accompagnata da

  • una serie di incontri gratuiti, in programma fino a febbraio 2027 al Cinema Godard della Fondazione, che includono interventi di professori, studiosi, esperti, scrittori e rappresentanti di istituzioni internazionali per indagare i temi del progetto.

“Global Antiquity” si inserisce in un’indagine più articolata avviata da Fondazione Prada nel 2015, quando ha proposto contemporaneamente nelle sedi di Milano e Venezia “Serial Classic” e “Portable Classic”, e proseguita nel 2022 a Milano con “Recycling Beauty”. La premessa di questa ampia ricerca è

  • la volontà di considerare l’arte antica non solo come un’eredità del passato, ma anche, per usare le parole di Salvatore Settis, come “una chiave di accesso alla molteplicità delle culture del mondo contemporaneo”.

Attraverso un’attenta selezione di oltre 150 opere e oggetti, “Global Antiquity” propone uno sguardo originale sulle relazioni artistiche, culturali, commerciali e politiche che, nel corso di oltre 1.600 anni di storia, hanno collegato popoli e culture dal Mediterraneo all’Asia, attraverso continenti e mari.

Ognuno degli oggetti esposti, provenienti da diverse aree del mondo, diventa un soggetto narrativo in grado di testimoniare relazioni significative tra due o più zone geografiche e società, spesso distanti tra loro. In questa prospettiva, il luogo di ritrovamento di un manufatto riveste la stessa importanza di quello originario di produzione.

Connettere questi punti in una mappa globale consente di

  • individuare una pluralità di rotte commerciali e di legami politici, culturali, economici e religiosi, ben oltre le cosiddette vie della seta e delle spezie. Il mondo antico ne emerge come una trama fitta e dinamica di scambi estesi su scala intercontinentale.

Come spiega Salvatore Settis: “Questa mostra offre una costellazione di casi esemplari, ciascuno segnato da una propria forma di interazione fra culture, ma tutti riconducibili a una stessa trama:

– la rete poligonale di commerci e influenze che attraversava l’Eurasia, spingendosi oltre i suoi confini e alimentando una reciproca consapevolezza e curiosità su vastissima scala.

Dal nostro atlante di micro-storie emerge così una macro-storia in cui la globalità pre-moderna appare come una condizione di equilibrio instabile, ma aperta a innumerevoli potenzialità.”

Due dei temi alla base del progetto trovano particolare risonanza nel dibattito pubblico contemporaneo: l’idea di globalità, luogo comune e argomento controverso nel discorso politico ed economico di oggi, e

  • il complesso fenomeno dell’ibridazione culturale.

Da una parte, la mostra indaga il rapporto dialettico tra i concetti di globalità e di globalizzazione. Come emerge dal percorso espositivo, la nozione di globalità è più legata al mondo antico e segue dinamiche orizzontali, osmotiche e reciproche, mentre la globalizzazione si riferisce a un sistema moderno o contemporaneo, definito da processi verticali guidati da forze economiche e politiche che operano su scala mondiale. Dall’altra parte,

  • l’intensità e la molteplicità degli scambi culturali analizzati in “Global Antiquity” offrono solide basi
  • per mettere in discussione la retorica identitaria dominante e le dinamiche protezionistiche e isolazionistiche del nostro tempo.

Il progetto espositivo, concepito da Rem Koolhaas con Giulio Margheri e il team dello studio AMO/OMA, si sviluppa al piano terra del Podium, il principale spazio della sede di Milano. L’allestimento traduce l’idea curatoriale in una serie di storie individuali, ciascuna presentata attraverso un display che riflette le diverse reti di scambio. Questi supporti, realizzati in metallo e fibra di vetro, sono disposti all’interno di una configurazione spaziale che invita il pubblico a esplorare le opere e i manufatti della mostra secondo criteri di convergenza, simmetria, intersezione e migrazione.

“Global Antiquity” include statue e frammenti scultorei, rilievi, iscrizioni, calchi in gesso, scacchi, monete, tessuti, astrolabi, gioielli, corni potori, brocche, coppe e altri oggetti di uso quotidiano e cerimoniale provenienti da collezioni private e musei italiani e internazionali, tra i quali Musei Vaticani, Museo delle Civiltà e Musei Capitolini di Roma, Parco Archeologico di Pompei e Museo archeologico nazionale di Napoli, The Metropolitan Museum of Art di New York, J. Paul Getty Museum di Los Angeles, British Museum di Londra, Musée du Louvre e Musée Guimet di Parigi, Museo Nacional del Prado di Madrid, The Al Thani Collection, Ismailia Museum of Antiquities e Suez Canal Museum di Ismailia in Egitto, The al-Sabah Collection, Dar al-Athar al-Islamiyyah di Kuwait City, Nara National Museum e Okayama Orient Museum in Giappone, Asian Civilisations Museum del National Heritage Board di Singapore, Sharjah Archaeology Authority, Museum of Islamic Art parte di Qatar Museums di Doha, National Museum of the History of Ukraine di Kiev, Samarkand State Museum-Reserve e Institute of Art Studies under the Academy of Sciences of the Republic of Uzbekistan di Tashkent, Islamabad Museum e National Museum of Pakistan di Karachi e Institute of Archaeology della Mongolian Academy of Sciences di Ulaanbaatar.

Fondazione Prada fondazioneprada.org

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