Nuovo progetto di formazione completamente gratuito
I mestieri della montagna
Slow Food Italia lancia A Scuola di Terre Alte e scommette sulla formazione dei giovani
- Cinque lezioni online e weekend in azienda
- gratuiti in Lombardia e Basilicata dedicati agli
- under 40 per imparare i mestieri della montagna
Formare i giovani sui mestieri legati al cibo, offrendo opportunità di crescita professionale e personale
- a chi abita nelle terre alte
- o a chi sogna di costruirvi il proprio futuro di vita e di lavoro.
È l’obiettivo di A Scuola di Terre Alte, il nuovo progetto di formazione
- completamente gratuito pensato e sviluppato per giovani under 40 da Slow Food Italia e realizzato grazie al contributo del Fondo Carta Etica di UniCredit.
Che cos’è la Scuola di Terre Alte
La Scuola di Terre Alte è un laboratorio diffuso che
- trasforma le aziende agricole tra Alpi e Appennini in un’infrastruttura educativa per
- formare le nuove generazioni ai mestieri delle aree montane e collinari, mettendo in relazione giovani, produttori, comunità locali, tecnici, ricercatori e docenti.
La formazione unisce lezioni online e momenti in presenza, all’interno dei principali eventi nazionali di Slow Food, visite sul campo e incontri diretti con produttori e artigiani.
«Le terre alte sono per noi un luogo del possibile – afferma Barbara Nappini, presidente di Slow Food Italia –. Non si tratta soltanto di contrastare l’abbandono di queste aree, ma di trasformarle in laboratori dove immaginare un’altra idea di futuro, in territori dove ripensare l’Italia tutta. Sommando la collina e la montagna,
- rappresentano circa l’80% del territorio nazionale: sono luoghi dove si possono, anzi si devono, sperimentare soluzioni nuove:
- nuove scuole, nuovi strumenti di mobilità pubblica, più efficaci sistemi di digitalizzazione al servizio delle comunità, nuove forme di governo democratico dal basso dei territori.
La scuola di Terre Alte è per noi un tassello di un’ampia strategia sulle aree interne, volta a far sì che
- le nuove generazioni siano messe nelle condizioni di costruire e cogliere opportunità di formazione, lavoro e vita».
«A Scuola di Terre Alte entra nella sua fase più concreta con l’avvio dei corsi e trasforma l’impegno per questi territori in opportunità formative accessibili alle nuove generazioni. Attraverso il Fondo Carta Etica, nato per sostenere progetti sociali e di comunità, supportiamo un’iniziativa che mette in rete competenze, imprese agricole e comunità locali, offrendo ai giovani strumenti utili per costruire il proprio futuro professionale e contribuire, allo stesso tempo, alla tutela della biodiversità e alla vitalità delle aree montane. Investire nei giovani significa dare forza, prospettiva e nuove energie a territori di straordinaria ricchezza umana e ambientale» – sottolinea Stefano Gallo, Responsabile Territorial Development UniCredit.
Il programma e le modalità di partecipazione
A Scuola di Terre Alte prende il via
- il 30 novembre con la prima di cinque lezioni online. Partecipare al percorso di formazione, rivolto principalmente a giovani under 40 di tutta Italia, è completamente gratuito: è sufficiente registrarsi compilando il form.
Scopri il progetto e iscriviti qui https://www.slowfood.it/terre-alte/a-scuola-di-terre-alte/
A presentare
- il programma delle lezioni online, lunedì 30 novembre alle 18.30, saranno, tra gli altri, Rossano Pazzagli, docente di Storia del territorio e dell’ambiente all’Università del Molise e direttore della Scuola di Paesaggio “Emilio Sereni” presso l’Istituto Alcide Cervi e della Scuola dei Piccoli Comuni di Castiglione Messer Marino (Chieti) e Marta Villa, docente di Antropologia Culturale dei Domini Collettivi e dei Territori di Vita presso l’Università di Trento e membro del direttivo di Slow Food Trentino Alto Adige.
Lunedì 14 dicembre, alle 18.30, il focus è sui mestieri del pascolo per riflettere sul ruolo dell’allevamento estensivo e della pastorizia nella costruzione e nella cura dei paesaggi delle Terre Alte, mostrando come la relazione tra animali, persone e territorio possa generare paesaggi produttivi, biodiversi, accessibili e ospitali. L’incontro propone di
- superare una visione dell’allevamento limitata alla produzione alimentare, riconoscendo il ruolo degli allevatori come custodi e artefici del paesaggio, risultato dinamico di relazioni tra esseri umani, animali e natura. Al centro, l’idea che non esistano paesaggi vivi senza relazioni vive: tra animali e territori, tra persone e animali, tra comunità e luoghi che abitano.
Lunedì 18 gennaio, alle 18.30, si incontrano i mestieri delle foreste: non soltanto un patrimonio naturale da custodire, ma ecosistemi vivi, che
- intrecciano allevamento, agricoltura e gestione forestale,
- rigenerazione della castanicoltura tradizionale, raccolta sostenibile di erbe spontanee, funghi e frutti di bosco. In questi territori, l’agroecologia e la multifunzionalità possono offrire strumenti preziosi per costruire economie diversificate e resilienti, capaci di coniugare la produzione con la conservazione della biodiversità e la vitalità delle comunità. Un approccio che riconosce nella complessità dei paesaggi e nelle relazioni tra attività umane e processi naturali un elemento di forza.
Lunedì 15 febbraio, alle 18.30, l’incontro è dedicato ai mestieri dell’ospitalità: l’obiettivo è riflettere sul ruolo della ristorazione, del turismo e dell’ospitalità nel futuro delle Terre Alte, ragionando su come il cibo possa diventare una leva di sviluppo locale, tutela della biodiversità e cura del paesaggio. Partendo dalle esperienze del progetto Slow Food Travel,
- l’appuntamento propone il passaggio a un “turismo non turistico”: un’accoglienza radicata nella vita dei luoghi che rispetta i ritmi dell’agricoltura e della pastorizia,
- trasformando il viaggio in un’occasione di relazione e rispetto reciproco tra chi ospita e chi viaggia.
Lunedì 1 marzo, alle 18.30, si parla dei mestieri della terra. Nei secoli, l’agricoltura di montagna ha preservato uno straordinario patrimonio di agro biodiversità: dai grani ai legumi, dai tuberi fino alla pastorizia. In questo contesto, ogni produzione è il tassello di una catena di relazioni comunitarie: nelle terre alte, ad esempio, la cerealicoltura mette insieme la salvaguardia dei semi, la gestione collettiva di mulini e forni, la panificazione. Ciò che accomuna tutte le esperienze più virtuose e innovative è l’orizzonte dell’agroecologia, che mette insieme il rispetto delle risorse naturali, il ruolo delle comunità, il dialogo fra saperi tradizionali e innovazione (non solo tecnologica ma anche sociale) e che può guidare la rinascita dei territori interni, creando nuove opportunità economiche e contrastando lo spopolamento.
- Nella primavera del 2027 partirà invece la vera e propria scuola a cielo aperto: 60 giovani visiteranno le aziende agricole partner in Lombardia,
- per quanto riguarda l’ecosistema alpino, e
- in Basilicata, per approfondire i mestieri dei territori appenninici.
Scorri il programma completo https://www.slowfood.it/terre-alte/a-scuola-di-terre-alte/la-formazione-online/
Il Tavolo di A Scuola di Terre Alte
Tommaso Campedelli, ornitologo, esperto in biologia della conservazione e pianificazione territoriale. È coordinatore tecnico del progetto LIFE ShepForBio che ha come obiettivo la promozione del pascolamento come strumento di gestione e ripristino di pascoli e praterie nell’Appennino settentrionale.
Rossano Pazzagli, storico e territorialista, è professore di Storia del territorio e dell’ambiente all’Università del Molise, direttore della Scuola di Paesaggio “Emilio Sereni” presso l’Istituto Alcide Cervi e della Scuola dei Piccoli Comuni di Castiglione Messer Marino (Ch).
Giampaolo Gaiarin, docente e tecnico caseario, ha insegnato presso l’Istituto di San Michele all’Adige, poi presso la Fondazione E. Mach. Affianca Slow Food nella formazione dei produttori che lavorano a latte crudo e con fermenti autoprodotti, tra cui numerosi Presìdi Slow Food. Da giugno 2026 è presidente di Onaf.
Jacopo Goracci, zootecnico e agronomo, è dottore di ricerca in “Produzioni Animali, Sanità e Igiene degli Alimenti nei Paesi a Clima Mediterraneo” ed è membro dell’Associazione Italiana di Agroforestazione. Vive e lavora alla Tenuta di Paganico da più di 20 anni e per Slow Food è referente tecnico per le filiere animali.
Giulia Locatelli, laureata in Scienze della Formazione Primaria, collabora con il progetto Oltreterra di Slow Food Italia. I suoi principali ambiti di interesse e ricerca riguardano la didattica della geografia, la valorizzazione del patrimonio culturale e l’educazione alla cittadinanza consapevole.
Alessandra Telch, vicepresidente di Slow Food Italia. Laureata in Giurisprudenza all’Università di Trento. Negli anni ha ricoperto diversi ruoli nella rete di Slow Food e ha seguito il gruppo di lavoro per lo sviluppo della Rete dei castanicoltori, tra cui l’avvio del primo Campus di formazione nel Comune di San Marcello Piteglio.
Rita Salvatore, sociologa rurale, ricercatrice e professoressa aggregata di Ambiente e Territorio nel Corso di Turismo sostenibile presso l’Università di Teramo e membro del Research Network 38 “Space, Society and Rurality” della European Sociological Association (ESA). È presidente di Slow Food Abruzzo.
Stefano Samorè, dottorando in Silvicoltura, Ecologia e Gestione Forestale all’Università di Bologna. La sua attività di ricerca esplora il rapporto tra gestione forestale, conservazione della biodiversità e resilienza climatica dei territori. Fa parte del direttivo di Oltreterra, progetto di Slow Food Italia.
Marta Villa, antropologa culturale, è Research Fellow presso l’Università di Trento, nell’ambito del progetto CER&Domini Collettivi per una transizione energetica e sociale. Dal 2025 è docente del primo corso in Italia di Antropologia culturale dei Domini Collettivi e dei Territori di Vita.
Perché è necessario formare le giovani generazioni
Prati, boschi e pascoli contribuiscono a sequestrare il carbonio nel suolo e, se ben curati, possono arginare il dissesto idrogeologico e prevenire frane, smottamenti, incendi, contribuendo così alla sicurezza dei territori. Questi preziosi ma fragilissimi ecosistemi, oggi esposti in maniera violenta alle conseguenze della crisi climatica, custodiscono un patrimonio enorme di biodiversità: razze antiche e varietà di cereali, legumi, ortaggi, e vitigni che si sono adattati nei secoli alle aree montane, con le relative tecniche tradizionali di coltivazione e trasformazione.
A causa di un processo di sviluppo squilibrato, a partire dagli anni ‘50 e ‘60, le aree interne del nostro Paese sono state progressivamente abbandonate. La conseguenza è che oggi chi le abita non ha le stesse opportunità, lo stesso accesso ai diritti fondamentali di chi vive in città. Meno servizi incrementano l’abbandono, in un circolo che indebolisce le comunità e modifica l’equilibrio ambientale.
Il ricambio generazionale è una delle sfide più urgenti di questi luoghi. Le aziende agricole di montagna si sono dimezzate in vent’anni e oltre la metà di quelle rimaste è gestita da persone con più di 60 anni. Allo stesso tempo, però, tra il 2018 e il 2023 i Comuni montani hanno registrato un saldo migratorio positivo e
- cresce il numero di giovani e di nuove imprese che scelgono le aree interne.
Alle nuove generazioni di pastori, agricoltori, apicoltori servono strumenti adeguati, competenze tecniche e culturali che consentano loro di svolgere mestieri che siano, al contempo, attività economiche redditizie e servizi per la collettività. Il percorso A Scuola di Terre Alte nasce proprio per dare strumenti di conoscenza, offrire connessioni e promuovere l’incontro e lo scambio tra i partecipanti.
————————————— FOTO COPERTINA: Lorenzo Bernabei Seregni – Copyright© All rights reserved