Biennale di Venezia 2026 – curatela al femminile – arte – polemiche e opinioni

Una Biennale, che fu concepita dando, per la prima volta, la curatela ad una  donna africana: Koyo Kouoh, oggi purtroppo non più tra noi.

Padiglione Venezia Biennale 2026

“In Minor Keys”

Un titolo consolatorio, che ci dovrebbe suggerire la ricerca di piccole soddisfazionim e bellezze; in un mondo di grandi tragedie.

Ayrson-Heraclito-Macaubas-1968-particolare

61a Esposizione d’Arte di Venezia 2026 – a cura di Koyo Kouoh .

Al di sopra di ogni polemica, che preferisco ignorare in quanto ognuno è in grado di ben giustificare la propria posizione; con lo scopo di imporre il suo pensiero politico.

-Laurie-Anderson-The-weather-2021-particolare – un lavoro che mi ricorda tanto le canoe che sono il segno distintivo dell’artista Peter Doig – ma il rimando oggi è “di moda” e quindi molto utilizzato con il plauso della critica ufficiale.

In questo modo tutto è diventato “MARKETING POLITICO / ECONOMICO”; nulla di quello che dovrebbe essere la vera arte, che rappresenta la libertà assoluta sopra ogni nazionalismo e “credo”.

In Biennale, essendo alcuni  padiglioni intitolati alle varie nazioni, è logico che  vi si possa trovare solo la versione ufficiale della politica del momento di ogni stato rappresentato. Ma nonostante questo, mi è capitato più volte di incontrare lavori validissimi, al di là della nazione rappresentata.

Amina Agueznay – SKIN – Marocco

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