CASTELLO DI RIVOLI – Programma per Torino Art Week
Marisa Merz, Inserzioni, Giulio Paolini, Carol Rama, Primi Contatti: il programma per la Torino Art Week dal 29 ottobre 2026
In occasione della Torino Art Week 2026, il Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea presenta
- un articolato programma di
- mostre,
- nuovi progetti e
- riallestimenti della Collezione che mette in dialogo alcune figure fondamentali dell’arte italiana con le ricerche del presente.
La mostra Marisa Merz – La danza delle ore (29 ottobre 2026 – 4 aprile 2027), a cura di Francesco Manacorda e Marianna Vecellio, realizzata in collaborazione con Fondazione Merz e GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino, con il patrocinio del Ministero della Cultura e grazie al sostegno della Fondazione CRT, è parte di un progetto espositivo che coinvolge le tre istituzioni torinesi. La mostra riunisce al Castello di Rivoli oltre sessanta opere dell’artista, a partire dalla ricostruzione dell’ambiente E il naufragar m’è dolce in questo mare del 1980. Il percorso restituisce la complessità di una ricerca che supera la dimensione domestica per aprirsi a quella spaziale, poetica e universale. Dieci artiste contemporanee sono invitate a dialogare con il lavoro di Marisa Merz, dando forma a una retrospettiva espansa che ne indaga l’attualità e l’eredità.
Intrecciando più interventi complementari che definiscono una nuova fase del percorso espositivo, il Museo propone inoltre la terza edizione di Inserzioni, il programma di commissioni ideato da Francesco Manacorda con interventi di Haris Epaminonda, Christelle Oyiri e Sung Tieu; il nuovo riallestimento della Collezione dedicato all’Arte povera; una nuova edizione di Il Castello Incantato con una sala in omaggio a Remo Salvadori e la presentazione delle opere vincitrici del Premio Piero Siena 2026. Progetti differenti che condividono un’unica visione: quella di un museo nel quale la Collezione non rappresenta un punto di arrivo, ma uno spazio di ricerca in continua trasformazione.
Giulio Paolini: in due atti
In memoria di Gino Viliani
A cura di Marcella Beccaria e Andrea Viliani
Atto I: da luglio 2026
Atto II: dal 29 ottobre 2026
Edificio Castello – Secondo piano, Sala 22
“Collezione Viliani. Castello di Rivoli. Otto quadri, qui riuniti a chiedere udienza e visibilità, testimoniano il desiderio espresso a suo tempo dal collezionista Gino Viliani, di mostrarsi in una sala concepita e allestita dal loro autore. Eccomi, dunque, all’opera: ogni quadro, già provvisto di una propria storia espositiva, si presta qui a far parte di un assieme, un ambiente espressamente progettato.” Giulio Paolini, 2026
Nel contesto di una stagione che pone particolare attenzione ai grandi protagonisti dell’Arte povera, il Castello di Rivoli presenta un progetto di Giulio Paolini (Genova, 1940) realizzato in omaggio a Gino Viliani, suo appassionato collezionista.
La ricerca di Paolini interroga la concezione, il manifestarsi e la visione dell’opera d’arte. Dalle prime indagini intorno agli elementi costitutivi del quadro, l’attenzione si è poi orientata sul momento espositivo, sull’idea dell’opera d’arte come catalogo di possibilità e sull’autore come figura da cui la stessa opera è autonoma.
Ispirandosi al teatro, questo progetto si è sviluppato in due atti. Per il primo atto del progetto, già in corso dall’estate, Paolini aveva individuato, reinterpretato e allestito due sue installazioni, Contemplator enim, 1992, e In esilio, 2012-14, rispettivamente sipari in plexiglass trasparente su cui sono incisi valletti in abiti settecenteschi e una struttura cubica in metallo.
Da ottobre 2026, nel secondo atto, dopo la situazione di attesa inscenata nel primo, le due installazioni diventano dispositivi che accolgono un gruppo di opere, appartenute a Gino Viliani. Paolini trasforma così la sala museale in un meccanismo narrativo che evoca una pièce teatrale in due atti: nel primo si impongono gli elementi che annunciano e preludono alla rappresentazione, mentre nel secondo si svelano le opere protagoniste della messa in scena.
Le otto opere della Collezione Viliani, promesse in dono al Castello e alla GAM di Torino, coprono un arco cronologico che va dal 1962 al 1972, decennio nel corso del quale Paolini getta le basi di tutta la sua ricerca, che lo pone tra i primi artisti che hanno lavorato in ambito concettuale, per aprirsi poi alle linee di indagine della nascente Arte povera. Il gruppo include opere inedite e radicali per la loro epoca, come Senza titolo, 1962, trama modulare di riquadri monocromi di carta crespa; Un’offerta speciale, 1963, con sul fronte la riproduzione dipinta del sistema solare e sul retro la fotografia di una figura femminile e la scritta che dà il titolo all’opera; M. Tullio Cicerone, 1963, pannello di legno traforato che lascia intravedere il muro e sul retro una fotografia dell’autore latino; Senza titolo, 1964, due tavole di compensato, una sospesa al centro dell’altra. Il gruppo in Collezione Viliani include inoltre Senza titolo (dalla serie dei “Disegni”), 1964, foglio da disegno con tela bianca, qui esposto per la prima volta al pubblico; Io (frammento di una lettera), 1969, in cui il pronome «io», isolato da una lettera dattiloscritta, assume una sua indipendenza e dimensione impersonale; Una visita alla casa di Raffaello a Urbino, 1969, carta su tela con manoscritta la frase che dà il titolo all’opera. E La Doublure (esemplare “La trascrizione infinita”), che riproduce sulla tela l’immagine della tela stessa in prospettiva, con una fila di chiodi allineati lungo il margine inferiore.
“Paolini trasforma così la sala – affermano i curatori Beccaria e Viliani – in un meccanismo allestitivo e narrativo in cui riunire, come se fossero su un unico palcoscenico, luoghi, persone e ruoli diversi, quali lo studio dell’artista, la stanza della casa, la sala del museo, o l’autore, il collezionista, il curatore, il pubblico, fra cui anche un padre e un figlio”.
“È un grande onore – dichiarano Francesco Manacorda, Direttore del Castello di Rivoli, e Chiara Bertola, Direttrice della GAM – Galleria d’Arte Moderna di Torino – poter accogliere una raccolta così importante di opere di Giulio Paolini che testimonia quanto Gino Viliani fosse un collezionista visionario e capace di fare scelte senza compromessi. Si tratta di un pezzo di storia della città anche perché narra della profonda e significativa relazione di dialogo e sostegno che Viliani ha avuto con le nostre istituzioni.”
Carol Rama: Capitolo 1
Dorina e gli altri
A cura di Marcella Beccaria
In collaborazione con Archivio Carol Rama, Torino
Dal 29 ottobre 2026
Edificio Castello – Secondo piano, Sala 29
Il Castello di Rivoli dedica un progetto pluriennale a Carol Rama: una sala monografica che si trasformerà nel tempo.
Carol Rama si è distinta per una ricerca incessante, all’interno della quale si sono intrecciate molteplici stagioni creative. Originale inventrice di una vasta iconografia, l’artista ha indifferentemente prodotto opere figurative oppure astratte, utilizzando materiali e supporti più tradizionali o del tutto inediti. Questa sua coerente incoerenza, così come la stretta relazione tra il suo vissuto e la sua arte – oltre alla tipologia di temi trattati, tra cui disagio psicologico, eros, malattia – pongono Rama come una delle più grandi artiste del Novecento. La sua influenza si estende potentemente al presente, fino alle generazioni di artisti e artiste più giovani.
Riconoscendo l’assoluta vitalità dell’opera di Rama, il Castello di Rivoli dedica all’artista una sala monografica, con importanti opere provenienti da collezioni private. A cura di Marcella Beccaria, il progetto concepisce la sala come un dispositivo dinamico che, dall’autunno 2026 e per i tre anni successivi, vedrà l’avvicendarsi di più capitoli espositivi. “Questo progetto pluriennale – dice Beccaria, Vice Direttrice del Castello di Rivoli – intende guardare alla molteplicità della produzione di Carol Rama e alla sua peculiare capacità di re-inventarsi periodicamente, procedendo per cicli di opere, con inaspettati cambiamenti, eclettismi e brusche rotture. L’idea è quella di pensare alla sala museale dedicata a Carol come a uno spazio flessibile, all’interno del quale, in più momenti, saranno presentati dialoghi tra opere dell’artista appartenenti a periodi diversi, accogliendo anche materiale documentario. In questo senso, la sala vuole anche dichiarare un punto di vista che, dal presente, guarda al passato, senza stringersi in una cronologia lineare”.
Il primo capitolo, Dorina e gli altri, presenta una selezione di rilevanti acquerelli figurativi su carta appartenenti agli esordi dell’artista accanto a lavori con gomme, parte delle sperimentazioni astratte e multimateriche realizzate dagli anni settanta.
Firmati olgacarolrama oppure carolrama, e da lei datati secondo un periodo che va dal 1936 al 1946, i lavori su carta di Rama – al Castello presentati in un gruppo di otto lavori dal 1939 al 1941 – sono caratterizzati da tratti delicati e colori morbidi, la cui dolcezza contrasta con le pose sfrontate o i riferimenti erotici che accomunano i soggetti e gli oggetti raffigurati. Le protagoniste, Dorina e altre, sono spesso giovani donne che Rama disegna adornando il loro capo con corone arboree, secondo un’iconografia che guarda alle antiche divinità femminili. Le stesse donne sono anche il soggetto delle carte Appassionata, dove la componente erotica è inscenata rievocando il cosiddetto “due Pini”, il temuto ospedale psichiatrico a Torino dove, negli anni d’infanzia dell’artista, fu ricoverata sua madre Marta.
Secondo una tradizione che ricorre nella letteratura sull’artista, questi suoi lavori sono presentati a Torino nel 1945, in una mostra subito chiusa dalle autorità perché considerata oscena. La grande rivelazione dei primi acquerelli avviene solo nel 1979. È in quel decennio che Rama inizia a lavorare con le camere d’aria di automobili e biciclette, secondo una sperimentazione non lontana dalla ricerca processuale e materica di altri artisti del periodo. Riferendosi appunto a quell’originale e inaspettata sincronicità tra i lavori d’esordio e quegli degli anni settanta, il primo capitolo del progetto dedicato a Rama, Dorina e gli altri, presenta anche una selezione di tre lavori con gomme, dove l’astrazione resta intrisa di forti rimandi erotici. Si tratta di lavori che rimandano anche alla drammatica vicenda del padre, Amabile Rama, imprenditore e inventore poi morto suicida, che aveva fondato una ditta di componenti per automobili e brevettato una bicicletta. Le gomme esposte includono Movimento e immobilità di Birman, 1977-78, opera di grandi dimensioni il cui evocativo titolo rimanda alla foresta scozzese descritta nel Macbeth di Shakespeare. È anche allestito Il chiodo di Corrado, 1993, lavoro testimone dell’indomito spirito di sperimentazione dell’artista nei confronti di materiali trovati e inediti, oltre che tributo personale di Rama all’amico Corrado Levi, architetto e artista, la cui complicità intellettuale l’ha accompagnata negli anni.
Dorina e gli altri avviene al Castello nel contesto di una stagione espositiva che include una personale dedicata a Marisa Merz (in collaborazione con Fondazione Merz e GAM Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino) e un riallestimento della Collezione che pone attenzione all’Arte povera e ai grandi artisti e artiste che hanno fatto di Torino un’effervescente fucina creativa. “Parte di un programma che intende creare assonanze tra mostre temporanee e collezione – dichiara Francesco Manacorda, Direttore del Castello di Rivoli – questo progetto porta la dirompente contemporaneità di Carol Rama al centro della riflessione sulla portata internazionale di Torino nel campo delle arti visive del secondo novecento.”
Il progetto è sviluppato grazie alla collaborazione con l’Archivio Carol Rama, i cui spazi a Torino inaugurano con la mostra la libertà dei piromani. Carol Rama e Guglielmo Castelli.

Primi contatti. Attivazione collettiva del Fondo Chiara Fumai
Dal 29 ottobre 2026
Manica Lunga – Secondo piano, CRRI – Centro di Ricerca Castello di Rivoli
Al CRRI un nuovo progetto in collaborazione con il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino e Mucho Mas! che per la prima volta presenta al pubblico il Fondo Chiara Fumai
Allestito nel deposito del CRRI – Centro di Ricerca Castello di Rivoli, Primi contatti è un progetto che per la prima volta apre al pubblico il Fondo Chiara Fumai, archivio che raccoglie materiali appartenuti a Chiara Fumai (Roma, 1978 – Bari, 2017), artista performativa la cui ricerca si fonda sulla rielaborazione delle estetiche del femminismo, ponendo attenzione a pratiche medianiche e sottoculture musicali.
A partire dallo studio del Fondo conservato al CRRI, il progetto si è articolato in laboratori e nell’atelier di co-curatela che, coinvolgendo più partecipanti con competenze differenti e non specialistiche, si è ispirato alle modalità di remixaggio, montaggio, mappatura alla base del lavoro e della ricerca di Fumai.
Visibile attraverso la vetrata che delimita il CRRI, Primi contatti presenta una selezione di oggetti personali e di scena dell’artista, testi dalla biblioteca privata e riproduzioni su lucido di appunti e segni grafici lasciati da Fumai sulle pagine dei suoi libri. Queste tracce guidano la componente audio del progetto: una lettura ad alta voce inframmezzata da brani delle playlist di Fumai, tratte dall’ampia sezione musicale del Fondo. L’insieme delle scelte curatoriali propone una lettura relazionale dei materiali archivistici.
Primi contatti. Attivazione collettiva del Fondo Chiara Fumai è sviluppata nell’ambito di OCCULTA – Osservatorio per la Cura Collettiva dei Linguaggi Tecno-Archiviali.
All’Atelier di co-curatela, condotto da Gabriella Dal Lago e Irene Pipicelli, hanno partecipato Anita Abbà, Violetta Bellocchio, Francesca Carlorecchio, Sabrina Capotorto, Claudia Conte, Letizia Massa, Elio Pezzarossa, Isabella Ravera, Nolwenn Salaün, Anastasia Tonelli.
Primi contatti. Attivazione collettiva del Fondo Chiara Fumai è in collaborazione con Luca Vianello, Silvia Mangosio, Mucho Mas!.
OCCULTA – Osservatorio per la Cura Collettiva dei Linguaggi Tecno-Archiviali è un progetto di divulgazione scientifica finanziato dal Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università di Torino, ideato e diretto scientificamente da Cristina Voto, ricercatrice del Dipartimento, e sviluppato insieme a Francesca Pegan, che ha svolto attività di studio e ricerca dedicandosi al Fondo Chiara Fumai. OCCULTA nasce con il proposito di elaborare dispositivi partecipativi, mediante cui immaginare pratiche alternative di memoria e di condivisione di patrimoni archivistici.
Il Dipartimento di Studi Umanistici dell’Università degli Studi di Torino è una struttura di ricerca e formazione dedicata alle discipline umanistiche. Attraverso attività didattiche e scientifiche, progetti di Terza Missione e public engagement, promuove la produzione e la diffusione della conoscenza e sviluppa collaborazioni con istituzioni accademiche e scientifiche a livello nazionale e internazionale.
Mucho Mas! è uno spazio e progetto curatoriale dedicato alla fotografia e all’immagine contemporanea. Attraverso mostre, progetti e iniziative culturali, presenta pratiche artistiche italiane e internazionali che interrogano e rielaborano i linguaggi visivi del presente.
Il Fondo Chiara Fumai, dedicato a Chiara Fumai (Roma, 1978 – Bari, 2017), contiene numerosi materiali dall’archivio dell’artista, tra cui oggetti e documenti di lavoro e abiti indossati da Fumai durante le sue performance o apparsi in sue opere fotografiche e video. Sono inoltre presenti parte della sua biblioteca, oggetti personali, una collezione di vinili e CD risalenti agli anni in cui Fumai lavorava come DJ. Questo corpus differenziato costituisce una fonte di ricerca fondamentale per ricostruire il pensiero di Chiara Fumai, i suoi studi, i simboli e i riferimenti contenuti nelle sue opere, oltre che per preservarne il lascito, condividerlo con il pubblico e sperimentare forme di attivazione di materiali connessi a ricerche performative e time-based. Il Fondo Chiara Fumai è stato donato nel 2018 da Liliana Chiari, madre dell’artista, e da The Church of Chiara Fumai. Il processo di selezione e di inventariazione ai fini della conservazione presso il CRRI è stato condotto dal duo di curatori Francesco Urbano Ragazzi.
Il CRRI – Centro di Ricerca Castello di Rivoli è un Dipartimento nato nel 2017 che ha la missione di ricercare, raccogliere e valorizzare materiali d’archivio dagli anni sessanta al presente di artisti, architetti, curatori, galleristi, collezionisti e istituzioni culturali italiane. Attraverso il CRRI, il Castello di Rivoli amplia la propria vocazione scientifica e accademica. I fondi archivistici raccolti sono materiale a disposizione degli studiosi italiani e internazionali, anche nel contesto di partnership istituzionali. Gli archivi sono anche attivati dallo stesso CRRI quale materia viva, attraverso mostre temporanee sviluppate in sinergia con il Dipartimento curatoriale del Museo, dialoghi creativi e interdisciplinari.
Oltre all’ideazione di progetti espositivi e alla pubblicazione di libri, cataloghi e video documentari, le attività del CRRI includono l’organizzazione di workshop intesi come momenti di alta formazione professionale, tavole rotonde e giornate di studio.
Nel corso degli anni il CRRI si sta inoltre configurando come “archivio dei processi creativi”, inediti patrimoni archivistici che testimoniano i processi creativi che portano alla realizzazione delle opere d’arte. Il progetto di raccolta e valorizzazione dei processi artistici è volto a costituire un patrimonio riconoscibile e a incentivare nuovi studi e ricerche.
Le attività del Castello di Rivoli sono realizzate primariamente grazie al contributo della Regione Piemonte.
Il CRRI è sostenuto dalla Fondazione Compagnia di San Paolo
La Collezione permanente è sostenuta dalla Fondazione Arte CRT
The activities of Castello di Rivoli are made possible primarily thanks to the contribution of the Regione Piemonte
CRRI is supported by Fondazione Compagnia di San Paolo
The Permanent collection is supported by Fondazione Arte CRT
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