Le mie notizie del giorno – diminuisce il prezzo del petrolio – siamo sicuri che sia un dato positivo?

IL PETROLIO CROLLA. MA E’ UNA BUONA NOTIZIA?

Il petrolio è tornato a scendere, ma intanto è sempre sopra i 110 dollari al barile.

Nelle contrattazioni asiatiche di lunedì 2 novembre, il Brent ha perso oltre il 3%, scivolando sotto i 110 dollari al barile.

Dopo mesi di crisi energetica, una tregua può sembrare una buona notizia; un po’ di sollievo per imprese e famiglie.

 Il motivo di questo prezzo più basso,  sembra siano i colloqui fra l’Iran e i mediatori del Qatar, arrivati al terzo giorno, con la speranza di porre fine alla guerra in Medio Oriente.

Intanto l’OPEC, ha deciso di mantenere i suoi obbiettivi di produzione per il mese di dicembre, ma

  • non è stato annunciato un nuovo afflusso di petrolio sul mercato.

È diminuita, per ora, la paura che domani possa essere peggio di ieri, ma forse è solo apparenza.

Ecco la seconda interpretazione dei fatti

Putroppo esiste una seconda possibilità, meno rassicurante:

  • i mercati soffrono perché si è iniziato a consumare meno energia
  • non perché è diventata più efficiente, ma perché l’economia mondiale sta rallentando.
  • Ricordiamoci che lo scorso  venerdì Wall Street ha vissuto una delle giornate più pesanti dell’anno per i titoli dell’intelligenza artificiale, il settore su cui si sono concentrate enormi aspettative di crescita.

Il petrolio non è sceso perché il Nasdaq ha perso quasi il 3% nel solo giorno di  venerdì.

Venerdì scorso, le azioni tecnologiche crollavano, ma il greggio saliva.

Ma che dire del ribasso di lunedì 2 novembre e il tonfo di venerdì ?

Forse fanno parte della medesima storia economica; anche se rispondono a notizie immediate differenti.

E questa storia riguarda ci riguarda da vicino, proprio in Italia succede che abbiamo:

  • una manifattura sempre più divisa fra poche filiere in forte espansione
  • comparti che chiudono,
  • la chiusura dell’area a caldo di Taranto e un’inflazione che in ottobre è tornata al 5,4%.

Il petrolio scende perché c’è meno domanda? Cosa vuol dire in pratica?

A Doha, Qatar, non è stato ancora annunciato un accordo capace di aprire completamente il traffico nello Stretto di Hormuz.

Se diminuisce la percezione del rischio di nuove interruzioni (grazie ad accordi che potrebbero sembrare positivi), il prezzo del greggio può ridursi prima che aumenti la produzione.

Il calo dei prezzi non può essere spiegato semplicemente dicendo che è arrivato più greggio.

Il rapporto sul mercato petrolifero dell’Agenzia Internazionale dell’energia del 14 ottobre suppone  che

  • la domanda mondiale di petrolio nel 2026 scenderà di 2,6 milioni di barili al giorno rispetto al 2025, con
  • una contrazione di 2,5 milioni nel quarto trimestre, confrontando con lo stesso trimestre dell’anno precedente.

L’Agenzia parla di

  • scarsità di prodotti raffinati e 
  • peggioramento delle prospettive economiche.
  • Un quarto della riduzione prevista nel quarto trimestre riguarda il diesel, combustibile indispensabile per trasporto merci e numerose attività produttive.

Quando un’impresa riduce i viaggi, le consegne o la produzione perché i costi diventano insostenibili, siamo alla  distruzione della domanda.

 Un ribasso del greggio, può significare anche che

  • il prezzo riflette il peggioramento delle prospettive dell’economia mondiale.

Venerdì 30 ottobre, Wall Street ha preso una scossa proprio nel comparto sul quale si concentra una parte decisiva delle speranze di crescita del capitalismo occidentale: l’intelligenza artificiale.

Se l’AI rischia il fallimento, cosa resta a sostenere la crescita?

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